Casa Vacanze Bova Marina

Bova Marina

Compreso tra Capo Crisafi, San Giovanni d’Avalos e la fiumara dell’Amendolea, Bova Marina nasce in tempi relativamente recenti staccandosi dalla più interna Bova.

L’antico scalo di Bova, detto in greco Yalo tu Vùa, Marina di Bova, crebbe come entità urbana a sé stante alla fine dell’Ottocento sulla baia di Capo San Giovanni D’Avalos, il più elegante promontorio dello Jonio.

Il borgo di Bova Marina sorse infatti alla fine dell’Ottocento per volere del vescovo di Bova Mons. Dalmazio D’Andrea, il quale comperò una grande vastità di terreni, lungo gli argini del torrente Sideroni per donarli ai più poveri. Ne commemora il ricorda la lapide affissa sulla facciata della chiesa dell’Immacolata di Bova Marina, fondata dallo stesso vescovo. Bova Marina crebbe quindi in concomitanza all’urbanizzazione della costa jonica, determinata da una serie di fattori vantaggiosi, come ad esempio la costruzione della ferrovia, della statale 106 e dalla crescente redditività derivante dalle colture nelle pianure alluvionali, progressivamente bonificate e non più preda delle invasioni turchesche che minacciarono i litorali fino ai primi ai del XIX secolo. Ancora nel Settecento l’attuale piana dove in seguito crebbe la cittadina costiera era chiamata semplicemente pianura piccola, per distinguerla dalla grande valle di San Pasquale che invece veniva chiamata pianura grande. Il piccolo borgo di pescatori divenne nel 1910 un comune a se stante, progressivamente abitato dai cittadini di Bova, i quali trovarono sempre più vantaggioso vivere dei proventi della coltivazione dei bergamotteti e in seguito anche dai gelsomini.

LA STORIA

Jalò tu Vùa è un territorio ricco di storia e anche uno dei più preziosi siti archeologici della Bovesìa. Vanta infatti uno straordinario prestigio grazie ai ritrovamenti di carattere archeologico venuti alla luce in località Deri, nella vallata del San Pasquale, dopo le ricognizioni effettuate da Liliana Costamagna tra il 1983 e il 1987. Il sito, oltre a recare tracce di un insediamento del periodo protostorico, databile al X sec. a.C., conserva i ruderi di una villa romana, di un acquedotto e di alcune tombe, e il basamento di una struttura databile al IV sec. d.C., identificata come sinagoga soprattutto per la presenza di un pavimento musivo recante simboli della tradizione iconografica ebraica, la menorah, lo shoffar, il cedro e la foglia di palma. Essa sarebbe la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica.

La sinagoga sorgeva in una località interessata da altre strutture, e si ipotizza pertanto l’esistenza di un piccolo villaggio in prossimità della zona costiera, che anticamente collegava Reggio con le altre località del litorale jonico.

Tale sito è identificabile con l’antica Scyle, indicata, con diverse varianti, negli antichi Itineraria; ciò sarebbe confermato dalla presenza del toponimo Scillàca in contrada Deri.

Numerosi sono gli insediamenti preistorici ritrovati (circa 70) attorno al centro di Bova Marina, in particolare del neolitico, dell’età del rame e del bronzo. Il più antico, in località Umbro, a 200 m di altezza slm nei pressi del nuovo asse viario che congiunge Bova Marina a Bova, fu abitato inizialmente dalla prima metà del VI millennio a.C. fino al 4000 a.C., e in seguito durante l’età del Rame.

Tra i ritrovamenti più caratteristici sono da segnalare una deposizione rituale di contenitori ceramici, forse da collegarsi all’abbandono del sito, e probabili strutture abitative risalenti al VI millennio a.C. Gli scavi, inoltre, hanno restituito tipici campioni di cultura materiale neolitica: ceramiche decorate a impressione, utensili in pietra scheggiata, asce in pietra, strumenti litici di ossidiana e selce, recipienti non decorati e vasi decorati.

SCOPRIRE LA CITTADINA

Bova Marina offre al turista interessato a conoscere gli aspetti culturali più antichi dei luoghi, l’importante itinerario del Parco archeologico Archeoderi, in contrada San Pasquale, dove è possibile visitare tutta l’area attorno alla sinagoga e, all’interno dell’Antiquarium, diversi reperti appartenenti all’età neolitica, del bronzo, magnogreca e bizantina, oltre al prezioso mosaico ebraico.

Inoltre, risalendo la vallata si possono visitare i ruderi della chiesetta bizantina della Panaghìa, uno degli innumerevoli luoghi dell’itinerario di culto dei santi italogreci d’età bizantina, che ricorda nella sua struttura circolare il battistero di Santa Severina e la Cattolica di Stilo.

Ed ancora, a testimoniare il culto bizantino, si può visitare, in località Apambelo su una piccola collinetta che si alza tra gli uliveti e le distese di ginestra, i ruderi di un altro tesoro bizantino, lachiesetta di San Niceto databile al X secolo.

A Bova Marina ha la propria sede l’I.R.S.S.E.C. (Istituto Regionale Superiore Studi Elleno Calabri) al cui interno si può oggi ripercorrere, dopo una recente inaugurazione, l’itinerario delle tradizioni artigianali visitando il Museo della Civiltà Contadina, che arricchisce quindi l’offerta culturale della cittadina.

Operano inoltre, a tutela della lingua e della cultura dei Greci di Calabria, due delle principali associazioni del territorio, Odisseas e Jalò tu Vùa.

Molto suggestivo il sito di Capo San Giovanni d’Avalos  o “Ten arcan tou Boòs”, la punta di Bova, come indica un documento bizantino dell’XI secolo. Sulla cresta dell’elegante promontorio, dedicato dai greci ad Ercole si trovano oggi monumenti simbolo della storia di questa costa grecanica: una torre cavallara del Cinquecento, una chiesetta settecentesca, voluta da una famiglia di nobili benefattori, i Marzano, e una massiccia statua in bronzo della Madonna del Mare, portata qui in elicottero nel 1962.

La devozione alla Vergine, celebrata la prima settimana di Agosto, con una suggestiva processione sul mare, si lega alla presenza della chiesa intitolata alla Madonna del Porto Salvo, rimasta in piedi alla base del promontorio fino a quando, alla fine del Seicento, una violenta mareggiata ne cancellò il ricordo. La dedica alla Madonna del Porto Salvo è da connettere al ruolo di scalo sottovento che da secoli ha caratterizzato Capo San Giovanni d’Avalos. La stessa statio di Skile identificata in località San Pasquale, così come i resti archeologici scoperti nell’area di Tripepi, nella periferia orientale di Bova Marina, erano infatti connessi anche alla presenza di uno scalo commerciale marittimo, altre che alla presenza delle fiumare del Sideroni e del San Pasquale.


La Bovesia, per importanza strategica, economica e politica, è stata terra di conflitto tra due le grandi poleis come anche luogo di pace e importante centro economico e punto nevralgico per il commercio.

Oggi è il Museo Archeoderi che ne detiene l’eredità. In esso sono custoditi le vestigia di grandi civiltà, i fasti della loro gloria e soprattutto la memoria di tutte quelle genti, autoctone e non, che si sono insediate sul nostro territorio e delle quali abbiamo ancora oggi testimonianze nella nostra cultura tra usi, costumi, tradizioni e lingua.

Nella nostra terra mito e storia si incontrano e s’intrecciano e da essi deriva un alone di mistero e di magia che, ancora oggi, se chiudiamo gli occhi per un istante con la fantasia possiamo vedere Eracle. Il semidio, l’uomo forte per eccellenza, il mortale che ha sfidato gli dei e superato molteplici avventure, il quale durante uno dei suoi viaggi giunse a Reggio. Per poi proseguire lungo la costa ionica, sino a raggiungere un luogo che ancora reca il suo nome, il promontorio Heracleion, oggi Capo Spartivento (“ove il vento gira”), posto tra Leucopetra e il promontorio Iapigio (detto ”Leucopetra Tarenhinorum”). Si dice che durante il viaggio lungo la costa Jonica l’eroe, stanco dalle sue fatiche si fermò per riposare, ma, non riuscendo a prendere sonno, perché disturbato dal canto delle cicale, pregò gli dei affinché «Diventassero afone».

Questo mito è per lo più introdotto nei testi antichi, da una notizia ‘naturalistica’ riguardante le cicale stanziate al confine tra le due “chorai” (territori), separate dal fiume denominatoHalex: quelle sul versante reggino, infatti, sarebbero caratterizzate dall’afonia, a differenza di quelle sul lato locrese. Tale relazione, istituita tra il mutismo delle cicale e il fiume al confine tra le due chorai, non solo sembra alludere alle rivalità tra le due città, ma parrebbe pure legittimare l’occupazione del territorio per mano dei Reggini.

L’Antiquarium raccoglie una selezione di reperti esemplificativi della cultura materiale di varie epoche, rinvenuti nel territorio di Bova Marina e Bova nell’odierna area del Parco, affiancati da un apparato didattico bilingue che illustra lo studio. A tali reperti si aggiungono testimonianze di particolare rilievo, come il pavimento musivo della sinagoga di età romano-imperiale che costituisce un’assoluta rarità in territorio italiano, prova della multietnicità della società del tempo, o il miliario di contrada Amigdalà, conferma archeologica dell’esistenza di una viabilità costiera in età imperiale romana.

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